16:34:00 Pubblicato da Tiziano C.
I Ruoli: Il Centromediano Metodista

Agli albori dal calcio, dopo la storica e famosa piramide di Cambridge, imperversano due tattiche, figlie di due scuole calcio differenti: sono il Metodo e il Sistema.

Queste due tattiche, delle quali ho già avuto modo di scrivere su questo sito, sono piuttosto pragmatiche e rigide dal punto di vista tattico. Sebbene modificate ed ottimizzate nel corso degli anni, i ruoli rimangono piuttosto rigidi; al giocatore è richiesto di fare il “suo”, di rimanere sulla posizione e fare quello che il suo ruolo richiede: l’ala deve saper andare sul fondo, dribblare e crossare. Il centroattacco, in quanto terminale offensivo, deve saper buttare dentro il pallone senza troppi fronzoli, le mezzali, dialogando tra di loro, devono fungere da raccordo tra centrocampo ed attacco. Tuttavia, il ruolo che riveste maggior importanza in entrambi gli schemi, e in special modo nel metodo di italica memoria (chiedere a Vittorio Pozzo) è quello del centromediano, ruolo che si è evoluto ed è arrivato fino ai giorni cambiando nome diverse volte, ma a questo ci arriveremo dopo.





Chi è il Centromediano (Metodo) ?

Il centromediano metodista, o Centrosostegno, è il fulcro della manovra della squadra, operante nel cuore del centrocampo, davanti ai due terzini marcatori. E’ un ruolo delicato: sono richiesti cervello, piedi fini e buone qualità organiche. Non un ruolo per tutti, insomma. Chi riveste tale posizione deve perciò saper interpretare entrambe le fasi, difensiva e propulsiva, con egual maestria: deve essere perciò il baluardo difensivo davanti alla linea difesa, adibito quindi alla marcatura a uomo del centravanti avversario e, in primo luogo, colui che tesse la manovra, una sorta di regista difensivo arretrato . Nel metodo questo giocatore riveste quindi un importanza fondamentale, molto più di altri ruoli. Deve essere in grado di dialogare con i due mediani, con le mezzali, e di saper lanciare le ali o il centrattacco. Un tuttofare, insomma.

Chi è il Centromediano (Sistema) ?

Nel Sistema (o WM) il ruolo del centromediano subisce una modifica estremamente importante: viene infatti spostato sulla linea dei terzini (fullback) andando a formare un vero e proprio centrale difensivo (centre-back). Il giocatore è quindi ora completamente scevro da compiti di manovra o di regia, passati al quartetto di centrocampo (due mediani e due mezzali) e diventato a tutti gli effetti un vero e proprio stopper centrale, il cui unico compito è quello di marcare a uomo il centro-attacco avversario. Piedi educati sono graditi, ma non indispensabili. Spostandosi indietro ora i due terzini, che nel metodo sono due veri e propri marcatori, sono diventati quasi del tutto liberi da compiti in marcatura, avendo quindi la possibilità di allargarsi sulle fasce. Una modifica sostanziale, che favorisce un gioco più organico e fisico rispetto al più rigido metodo.

Chi sono i “Centromediani moderni” ?

Bella domanda. Nell’accezione metodista del termine diversi giocatori moderni (diciamo dagli anni 60/70 in poi) potrebbero rientrare in tale definizione. Un giocatore potrebbe essere il Brasiliano Toninho Cerezo, definito dal famoso Gianni Brera come uno “splendido centromediano metodista”. Il Brasiliano, che insieme a Falcão riveste un ruolo chiave nel centrocampo Brasiliano (e romanista) degli anni 80 è infatti un giocatore completo: ha ottime geometrie, buona resistenza fisica, innato senso tattico e si fa valere in fase difensiva. Facendo un balzo di pochi anni in avanti, circa, troviamo un altro grande esempio di centrocampo nell’Olandese ex-Barcelona Ronald Koeman: il biondo corazziere europeo è stato un giocatore con importanti mezzi fisici (specialmente forza fisica e resistenza, non tanto dinamismo), ottime doti in marcatura e piedi che buoni. Sarebbe stato un centromediano metodista eccellente. 

Lo stesso ragionamento vale per Marcel Desailly e Franklin Rijkaard, che rispetto a Koeman sono in grado di interpretare il ruolo di centrocampo con maggior dinamismo ed efficacia. Ultimo ma non meno importante il Brasiliano Clodoaldo, nerbo del centrocampo insieme al mancino Gérson del Brasile iridato ’70: giocatore dinamicamente e tecnicamente ineccepibile, Clodoaldo è stato un centrocampista straordinario e completissimo, in grado di interpretare entrambe le fasi con grande efficacia, oltre a possedere una tecnica individuale degna di una mezzala offensiva.






Esempi di Centromediani Metodisti




 Luis Monti: giocatore che già conosciamo bene, Luis Monti è stato semplicemente il miglior centromediano metodista di sempre. Vera e propria "colonna" del grande quinquennio d’oro Juventino e della nazionale Italiana campione del mondo 1934 l’oriundo italo/argentino è un giocatore fisicamente incredibilmente imponente e prestante, estremamente efficace ed attento in marcatura, tatticamente astuto oltre  che in possesso di ottime skills da regista puro: suoi sono i precisi lanci per le ali o le mezzali. Come marcatore è eccezionale: una volta che il centro-attacco avversarie è tra le sue grinfie...difficilmente riesce ad uscirne.



Gastone Baldi. Nome poco noto ai più, Gastone è giuocatore riciclato da centromediano solo in una fase più avanzata della sua carriera, è diventa ben presto il perno del grande squadrone del Bologna degli anni ’30. Fisico incredibile (oltre 190 cm di altezza), Gastone,  sebbene non dinamico come altri centromediani, mantiene comunque una buona velocità sulla lunghe distanza, oltre che grande resistenza e, ovviamente, forza fisica. Ha piedi educati che fa valere, oltre che in cabina di regia, anche sui calci di punizione, sua specialità: è infatti in possesso di una bordata terrificante, e non sono rari i suoi goal da grandi distanza. Chi lo ha visto parla di un giocatore all’apparenza macchinoso, ma in realtà dotato di un fisico asciutto e di una eleganza innata sfera al piede.

Obdulio Varela: straordinario capitano dell’Uruguay campione del mondo 1950 Obdulio, El Jefe (Il Capo), incarna il capitano ideale, simbolo, colonna, trascinatore dal debordante carisma che guida i suoi alla vittoria. Sotto il profilo caratteriale si parla quindi di un giocatore straordinario, un autentico leader e capo, umile ma duro. In realtà, come caratteristiche, parliamo di un centromediano sistemista, ma non sono rare le partite in cui si piazza come un baluardo davanti alla difesa e, oltre a marcare il centrattacco avversario, rilancia i compagni con precisi lanci. E' un giocatore determinato, attento e tenace in fase difensiva e tempestivo e preciso in fase di rilancio,. In una squadra con grandi giocatori offensivi, ma più che discreti terzini, obdulio svolge il duplice ruolo di centrale difensivo e playmaker con straordinaria intelligenza, sebbene non possieda i piedi del regista arretrato. Nella finale con il Brasile, dopo il pareggio (e poi il vantaggio) uruguagio, il Brasile attacca in piene forze e, seppur in maniera disordinata, pone sotto assedio il fortino uruguagio: è lì che si vedono gli uomini “ con le palle”. Obdulio non si scompone: lotta come un leone su ogni palla, sradica la palla ai giocatori brasileiri, rilancia l’azione con passaggi fulminei, sprona i suoi compagni a tener duro e resistere, a non badare agli oltre 100,000 tifosi urlanti. Facile, no ? Un articolo più approfondito su Varela lo trovate sul blog.


Altri esempi di centromediano metodisti: Michele Andreoli, Josef Smistik, Fritz Szepan, Attilio Giovannini, Sandor Zsucs, Gyorgy Sarosi (ad inizio carriera), Carlo Parola (ad inizio carriera), Stefan Cambal


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