09:43:00 Pubblicato da Tiziano C.
GRE-NO-LI Il Trio delle Meraviglie – In Breve

GRE-NO-LI, “noi siamo un trio, all’erta e pieni di brio”, diceva un ritornello di un famoso cartone animato. Un trio lo erano sicuramente, all’erta è probabile, sul pieni di brio si può discutere. Ma una cosa è certa: questi tre vichinghi svedesi hanno impresso col nordico fuoco i loro nomi nella storia del A.C. Milan e nella mente di tifosi ed avversari.

Nell’immediato dopoguerra i rossoneri navigavano già da qualche anno a metà classifica: dopo dieci anni di dominio granata, interrotti solo dal tragico incidente di Superga, il Milan era una modesta compagine. Quel benedetto scudetto mancava da oltre 40 anni, 44 per la precisione: troppi per una squadra con grandi ambizioni come i rossoneri. La Seconda Guerra Mondiale, specialmente in Europa, aveva limitato e impoverito la crescita calcistica in molti paesi: mancava la materia prima, i fenomeni del Football. L’allora presidente Umberto Trabattoni, grazie ad un'abile rete di osservatori, volse il suo occhio sull’area Scandinava. Paesi come la Danimarca, la Norvegia e la Svezia, al contrario di molte nazioni dell’Europa centrale,  non avevano subito le conseguenze della guerra: la gioventù calcistica era sana, tosta, vogliosa. Nelle Olimpiadi Estive del 1948, prima grande manifestazione dopo la Guerra, fu la Svezia a trionfare vincendo un meritatissimo oro Olimpico. Inoltre, condizioni economiche assai favorevoli (i giocatori svedesi avevano lo status di dilettanti, ed erano quindi ingaggiabili a prezzi irrisori), misero questi paesi sotto la lente d’ingrandimento di grandi società italiane.





I Protagonisti

Nordahl in azione
Il primo a vestire la maglia rossonera fu un ragazzone di un metro e ottanta per novanta kg, un colosso tutto muscoli dal capello impomatato e dal mascellone nordico che giocava come centroattacco: Gunnar Nordahl. L’accordo con il Milan fu raggiunto il 26 Gennaio del 1949 e il gigante svedese esordì il giorno dopo, davanti ad un pubblico numerosissimo e festante, contro la Pro Patria: due i goal e un’ottima prestazione. Il pubblico e la critica erano entusiasti: finalmente un acquisto di spessore. Gunnar in realtà era la dimostrazione di come le apparenze potessero ingannare; in campo era un centroattacco di sfondamento straordinario: caparbio, coraggioso, lottava su ogni pallone, aveva un tiro potente e preciso e, grazie ad una possanza fisica impareggiabile, non c’era difensore che potesse tenergli testa.  Fuori dal campo di giuoco tuttavia lo Svedese era una persona assai umile, pensierosa, addirittura molto timida: quando parlava con qualcuno a volte abbassava lo sguardo, evitando di guardare l’interlocutore, atteggiamento assai strano per un colosso chiamato il “Pompierone”. Poco tempo dopo il suo arrivo in Italia, Nordahl cambiò la storia del Milan per sempre. Un giorno, infatti, egli chiese di incontrare il presidente e il direttore sportivo del Milan, Toni Busini. In un Italiano incerto, disse “In Svezia ho due amici che giocano benissimo al calcio: uno si chiama Gren (Gunnar) e l’altro Liedholm (Nils). Vi consiglio di prenderli”. Detto, fatto.
Dopo aver contattato i propri osservatori nella fredda Svezia, il Milan ingaggiò senza batter ciglio i due connazionali di Nordahl. Fu probabilmente una delle operazioni di mercato più vincenti di sempre. Nella stagione 1950/1951, quella successiva all’arrivo del Pompierone, la spina dorsale del Milan era costituita proprio dai tre svedesi.

Nils Liedholm
Liedholm e Gren formarono un’incredibile coppia d’interni: il primo, chiamato “La Stella Venuta dal Nord”, s’impose come interno sinistro, mentre Gren, "il Professore", così nominato in virtù di un’astuzia tattica impareggiabile – oltre che per l’aspetto degno di un professore di liceo -, giuocò come interno destro. Dopo quarantaquattro anni il Milan vinse il tricolore: fu una stagione esaltante. In campo i tre s’intendevano ad occhi chiusi; Nordahl segnò la bellezza di 34 reti, numero impressionante in Serie A. Gunnar Gren era la mente della squadra, il regista offensivo (nonostante un articolo del Corriere di quei tempi lo indicasse come ala!): tesseva le manovre della squadra con passaggi precisi e tempestivi, aveva un eccellente tecnica individuale e grande senso della posizione; insomma, il classico giocatore che riusciva a fare la cosa più difficile (i colpi di tacco, nel suo caso) con grande semplicità. Il suo compagno di reparto, Liedholm, possedeva, oltre ad eccezionali qualità tecniche, anche buona forza fisica, un passo da mezzofondista e grande versatilità tattica, tanto che nel seguito della carriera si riciclò come mediano e addirittura come centromediano sistemista.
Gunnar Gren
Tra i tre probabilmente Liedholm era quello più completo tecnicamente e integro fisicamente, e, infatti, fu lui dei tre il membro più longevo: rimase al Milan per ben dodici stagioni. Smise di giocare a 38 anni e mezzo, dopo aver fatto da precettore ad un certo Gianni Rivera. Tra i tanti aneddoti sul Barone, amante del pesce e del ciclismo, ne cito un paio: si dice che la sua precisione nei passaggi fosse così incredibile che l’applauso più fragoroso lo ricevette un pomeriggio a San Siro quando ne sbagliò uno. Un altro riguarda il suo rapporto con il grande Viani, che voleva cambiargli posizione: lo svedese, guardandolo negli occhi, gli rispose che, in quanto capitano, in campo comandava lui e nessun altro. 

Il trio si sciolse nel 1953: il primo ad andare via fu Gren (alla Fiorentina), chi dice per motivi economici chi per una lite con l’allenatore. Senza Gren, Nordahl e Liedholm si aggiudicarono nuovamente lo scudetto nel 1955. Nella stagione successiva Nordahl passò alla Roma. In seguito, Liedholm vinse il campionato nel 1957 e nel 1959.

La carriera rossonera di Nordahl fu perfetta: la sua media realizzativa (oltre 0.70 goal a partita) fu impareggiabile per tantissimo tempo, così come lo furono i suoi numeri.  In 6 stagioni vinse per ben 5 volte il titolo di cannoniere:

1949-1950: 35 goal
1950-1951: 34 goal
1952-1953: 26 goal
1953-1954: 23 goal
1954-1955: 27 goal

Liedholm mise in bacheca, oltre che quattro scudetti, ben 359 presenze condite da 81 goal e innumerevoli assist.

Gunnar Gren in Serie A collezionerà 133 presenze e 38 goal..


Squadra Campione 1950-1951











Lorenzo Buffon (37 presenze) -> portiere
Arturo Silvestri (38) / Terzino Destro
Andrea Bonomi (38) / Terzino Sinistro
Carlo Annovazzi (37) / Mediano Destro
Omero Tognon (38) / Centrosostegno
Benigno De Grandi (30) / Mediano Sinistro
Renzo Burini (35) / Ala Destra
Gunnar Gren (36) / Interno destro
Gunnar Nordahl (37) / Centro-attacco
Nils Liedholm (31) / Interno sinistro
Mario Renosto (28) / Ala Sinistra



La Tattica

Quel Milan adottava il classico metodo con qualche piccola variazione sul tema. I due terzini, Silvestri e Bonomi, erano i classici del metodo, quindi bloccati in difesa. Omero Tognon era il centrosostegno, ma era più stopper che centromediano metodista (che deve essere anche regista); a venirgli spesso in aiuto per impostare ci pensava Gunnar Gren, che in campo operava come interno sinistro in coppia con Liedholm, che svariava sul fronte offensivo facendosi anche valere in zona goal. Burini e Renosto erano le due ali molto offensive, mentre Nordahl il centro-attacco.


Tutti i goal di Nordahl al Milan dal '54 al '56



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