11:00:00 Pubblicato da Tiziano C.
L'Imbattibile Uruguay



Nella storia del calcio, in particolare ai suoi albori, c’è una squadra passata spesso in sordina, ma in realtà vera e propria “mattatrice” per quasi un decennio: è l’Uruguay.

Tutto ebbe inizio nel Campionato Sud-Americano del 1923, tenutosi a Montevideo  dal 29 Ottobre al 2 Dicembre 1923. Le nazioni partecipanti erano Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay, ovvero le maggiori potenze calcistiche sud-americane dell’epoca. Il Cile si ritirò dal torneo per la seconda volta sin dalla creazione dello stesso.

Appunto importante: la squadra vincitrice della competizione avrebbe disputato le prestigiose Olimpiadi Estive del 1924.





Campionato Sud-Americano (1923)

Non vi erano gironi o partite ad eliminazione diretta: semplicemente ogni squadra doveva disputava una partita con tutte le altre. Quella che alla fine aveva più punti delle altre veniva considerata vincente.

La prima partita l’Uruguay la giuocò contro il Paraguay, vincendo agevolmente 2-0 con i goal delle due stelle Héctor Scarone e Pedro Petrone. La seconda partita si disputò contro il Brasile, e anche questa fu vinta con due goal di scarto, con i goal della punta Petrone e di Pedro Cea, altra stella offensiva della squadra. L’ultima partita del girone fu giocata contro l’Argentina davanti a 22.000 spettatori. rispetto alle altre il match fu più combattuto del solito, complice un gioco nervoso e violento da ambo le parti. Ad ogni modo l’Uruguay trionfò anche questa volta (ancora una volta in goal Petrone più Somma), vincendo il torneo e qualificandosi di diritto alle venienti Olimpiadi.

Si andava quindi formando una squadra straordinaria, con tante stelle, un allenatore tanto caparbio quanto astuto e uno stile di gioco che in Europa non s’era mai visto.



Queste erano le stelle della squadra:

José Nasazzi (terzino destro) Nel metodo giocava come come difensore puro, sul centrodestra. Il capitano della squadra, giocatore di grandissimo temperamento, straripante forza fisica, grande reattività e implacabile nel giuoco aereo. Era lui la colonna portante della difesa dell’Uruguay, il giocatore più talentuoso, sebbene non dotato di grandissima tecnica.


José Vidal (centromediano)  Sebbene meno talentuoso rispetto ad altri compagni Vidal operava come centromediano (o centrosostegno), ruolo importantissimo nel metodo, in quanto operante nel cuore del campo. Vidal svolgeva le due fasi con grande maestria commettendo pochissimi errori, dimostrando grande concentrazione e buone geometrie in una zona nevralgica del campo.




José Leandro Andrade (mediano destro) Detto “La Maravilha Negra” è uno dei giocatori più forti e completi mai espressi dal calcio sud-americano. Mediano destro in grado di proporsi in ogni zona del campo, era un giocatore dotato di buona forza fisica, rapidità nei movimenti, andatura elegante e tocco di palla pulito come pochi. Non era un semplice mediano, ruolo spesso assai difensivo nel metodo; amava infatti spingersi sovente in avanti sfruttando una prodigiosa tecnica e grandissima precisione nel tocco di palla, grazie ad un eccellente visione di giuoco









Pedro Cea (Interno/Mezzala sinistra) = Giocatore simbolo del National in nazionale giocava spesso tra le linee, seppur partendo come mezzala sinistra. Era un giocatore che leggeva bene l’azione del gioco, molto intelligente tatticamente, dotato di un tiro potente e preciso oltre che di buona tecnica individuale.











Pedro Petrone (centro-attacco). "El Artillero", l’Artigliero, era il terminale avanzato della squadra, il cannoniere. Insolitamente alto rispetto ai compagni di reparto (svettava dai suoi 183 cm) era un giocatore rapidissimo e dotato di un destro di potenza inaudita, che spesso scaricava da fuori area. Nei primi anni ’30 fu addirittura ingaggiato dalla Fiorentina, dove divenne subito top-scorer in Serie A segnando 37 goal in 44 partite, dimostrando di essere un vero e proprio campione, oltre a detenere il titolo di giocatore più veloce della serie A (correva i 100 metri in 11 secondi netti)








Hector Scarone (Interno/Mezzala destra). Con tutta probabilità il giocatore più forte della squadra , nonché uno dei più grandi esponenti di sempre del calcio sud-americano. Giocatore dalla straordinaria intelligenza tattica, era il vero e proprio fulcro della squadra nel settore avanzato del campo. Da lui partivano assist, goal, lanci calibrati al millimetro, geometrie sontuose. Soprannominato “El Magico” era un atleta capace di tirar fuori dal cilindro giocate straordinarie: estro, intelligenza tattica e tecnica…Scarone era il giocatore più forte e completo della squadra, il campione vero.










Le Olimpiadi del 1924

Le olimpiadi del 1924 furono un vero e proprio evento a livello mondiale. Ben 18 squadre Europee, più l’Uruguay, gli USA, la Turchia e l’Egitto fecero da cornice al più grande evento calcistico mai disputato fino ai mondiali del 1982 in Spagna. Le migliori squadre dell’Epoca erano la Svezia, squadra tosta e organizzata con la stella di Sven Rydell in attacco, l’Olanda e la Svizzera.



La prima partita dell’Uruguay fu tenuta il 26 Maggio contro la Yugoslavia, squadra discreta dotata di buon dinamismo e piuttosto tenace. Di fronte a 3025 spettatori (Stadio Olympique) l’Uruguay incantò la platea con un gioco incredibilmente tecnico (per l’epoca), fatto di complicate e rapide trame di passaggi palla a terra, movimenti senza palla e grandi giocate. All’epoca le squadre europee praticavano un gioco molto fisico, prediligendo quindi l’agonismo sulla tecnica. Mai avevano incontrato una squadra come l’Uruguay, e la Yugoslavia fu la prima a farne le spese. La partita terminò ben 7-0 per la selezione Sud-Americana (a segno Vidal, Scarone, Cea (x2), Romano (x2) e Romano. La stampa Europea si accorse dell’Uruguay, ed in particolar modo del centrocampista Andrade, che fu soprannominato “La Marvaille Negre” proprio dalla stampa parigina.

Nel secondo turno, tenutosi a solo 3 giorni di distanza, l’Uruguay incontrò l’unica altra squadra del continente Americano: gli USA: Squadra discreta, piena di Irlandesi e giocatori con cittadinanza Europea, la selezione a stelle strisce era una squadra con un gioco di rottura, che pensava più che altro a difendersi. Nonostante il coach americano Burford impostò una partita molto attente l’uruguay vinse ancora, stavolta 3-0 (x2 Petrone, Scarone), qualificandosi di diretto al turno successivo.

Tra le altre squadre spiccavano l’Olanda di Pijl e la Svezia del bomber Rydell, fino a quel momento squadra accreditata per la vittoria finale.

Nei quarti di finale L’Uruguay incontrò i padroni di casa della Francia di fronte a ben 30.000 spettatori, record fino a quel momento. In quella che fu considerata una “partita senza precedenti” dalla stampa francese, l’Uruguay fece decisamente impallidire i giocatori francesi, che in pratica non toccarono biglia per tutto l’incontro. Andrade e Scarone si ersero nettamente su compagni e avversari, sfoggiando un gioco al contempo tecnico ed efficace. La partita terminò 5-1 per i sud-americani ( a segno x2 scarone, x2 Petrone e Romano; per la Francia Nicolas), che furono per la prima volta dall’inizio del torneo considerati favoriti.


La semifinale

Le due semifinali furono giocate tra Olanda vs. Uruguay e Svizzera vs. Svezia.

L’Olanda, che aveva in Cornelis Pijl e Gerrit Visser le due stelle della squadra, poteva vantare un gioco arioso votato all’attacco, oltre che una solida difesa. Squadra intraprendente e caparbia, praticava comunque un gioco estremamente fisico, pur avendo una buona tecnica. 

La partita fu più combattuta delle altre. Dopo una decine di minuti di studio l’Olanda spinse sull’acceleratore trovando un goal del solito Pijl alla mezz’ora, ma l’Uruguay non si intimidì reagendo con grande veemenza. Il portiere olandese  Van der Meulen si vide protagonista di ben 3 interventi decisivi, ma nulla potè sul diagonale di Pedro Cea (splendidamente imbeccato da Scarone) al ’62. Da allora in poi fu solo Uruguay. All’80 un gran lancio di Andrade lanciò a rete Petrone, che fu strattonato da un difensore Olandese. L’arbitro concesse il rigore, trasformato con gran freddezza dal campione uruguagio. La partita terminò 2-1 in favore dell’Uruguay, che si ritrovò perciò catapultato in finale.

L’altra partita vide vincere gli Svizzeri, sempre per 2-1.


La finale (medaglia d’oro)

Stadio Olympique, Colombes – 41.000 Spettatori



La Svizzera era una squadra ben organizzata tatticamente, con nessuna stella ma un eccellente gioco di squadra e grande attenzione alle due fasi. Tuttavia, di fronte allo spumeggiante e spettacolare giuoco Uruguagio, si dimostrò niente di più che un buono sparring partner.  L’Uruguay prevalse per 3-0 (9’ Petrone; 65’ Cea, 82’ Romano) dimostrandosi assai superiore agli Europei.


Per quasi un decennio i sudamericani furono la squadra da battere. Giocarono partite e tourné in tutto il globo, spesso anche dopo logoranti e infiniti viaggi in nave. La loro serie di vittorie ha dell’incredibile, e portarono questa squadra nell'elité del calcio mondiale.

Nel complesso l'Uruguay segnò 20 goal subendone solo due. I migliori giocatori furono 3 Uruguay: Pedro Petrone, Héctor Scarone e Andrade, mentre Nasazzi fu considerato il miglior difensore del torneo.




LE RAGIONI DIETRO IL SUCCESSO

Prima di tutto: i giocatori. Dalla sua l’Uruguay poteva vantare una vera e propria generazione di fenomeni in ogni settore del campo, dalla difesa all’attacco. In secondo luogo il tipo di gioco della squadra, favorito anche dall’estro dei suoi rappresentanti, erano incredibilmente moderno, fatto di passaggi brevi, movimenti senza palla e grande organizzazione tattica.  Il metodo (WW), tattica ideata dal grande Vittorio Pozzo, fu in parte stravolta grazie ai movimenti di uno dei mediani (Andrade), ruolo considerato difensivo ed attendista nella versione europea della tattica. Inoltre, i continui movimenti senza palla delle due mezz’ali non fornivano agli avversari alcun punto di riferimento, e permettevano alle rapide ali di sfruttare meglio i corridoi esterni per arrivare al cross o anche al tiro. Petrone non era il classico centro-attacco statico, quando uno straordinario atleta che dava il meglio di sé partendo da lontano piuttosto che stazionando in area. 

Dal punto di vista extra-tattico, il commissario Figoli con la collaborazione di due medici sportivo curava in maniera morbosa la salute fisica e mentale dei giocatori, allenandoli con grande attenzione e tenendoli lontani dalle attrazioni di Parigi (la squadra, infatti, soggiornava a Argenteuil, una cittadella poco fuori Parigi).

2 anni dopo, nel 1930…si tenne la prima edizione dei Mondiali di Calcio (continua…).
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