13:23:00 Pubblicato da Tiziano C.
O Rey - Pelé


E’ una tiepida serata a Bauru, comune Brasiliano nel popoloso stato di San Paolo. Sono da poco passate le 23, e nell’aria si respira un’atmosfera irrequieta. Milioni di persone si disperano, incredule, per un fatto ritenuto da tutti impensabile. Nella finale della Coppa del Mondo, tenuta proprio in Brasile, i fortissimi padroni di casa sono stati sconfitti in finale dai rivali storici dell’Uruguay, in una serata che verrà in seguito chiamata “O Maracanaço", la tragedia del Maracanã, stadio nel quale è stata disputata la finale. Tra queste persone c’è anche un distinto signore 33enne,  João Ramos do Nascimento.
João, conosciuto da tutti come “Dondinho”, è stato un buon calciatore, un attaccante mobile e tecnico che ha avuto una discreta carriera a livello di club, finché un brutto infortunio non lo ha costretto a ritirarsi dalle scene anzitempo. Questa sera è triste anche per lui, che piange disperato davanti alla radio. Suo figlio di 10 anni, amareggiato anch’egli, gli si avvicina e, tenendogli una mano su una spalla, gli sussurra “Você não tem que preocupar-se pai. Um dia eu vou ganhar a Copa do Mundo” - Non preoccuparti papà, un giorno la vincerò io la Coppa del Mondo. Quel bambino si chiamava Edison (in onore dell’inventore americano Thomas Alva Edison) Arantes do Nascimento ma, un giorno, sarebbe divenuto famoso in tutto il mondo con un nomignolo che gli verrà affibbiato alle scuole elementari: Pelé.

“Come si scrive Pelé ? D-I-O” 
Il Sunday Times dopo la vittoria del Brasile nei mondiali del 1970


O' Rey - Il Giocatore

Straordinaria rovesciata di " O' Rey".
Il modo di giocare di Pelé era quanto di più armonioso si possa immaginare. Non aveva bisogno mai di forzare, ogni singola giocata sgorgava dalle coordinate più semplici e naturali. Per questo Pelé ancora oggi è identificato come il calcio nella sua accezione più pura. Per questo molti allenatori di pallone dicono che Pelé giocava a calcio come un bambino. E' l'unico calciatore, per stessa ammissione di Brera e altri grandi storici del calcio brasiliano e sud-americano, che sia nato con il calcio nel sangue. A 16 anni Pelé era già un campionissimo fatto e finito. E’ proprio questo fatto che lo differenzia dagli altri grandi del calcio: famosi giocatori come Diego Armando Maradona, Alfredo di Stefano, Johan Cruijff…sono tutti migliorati, in un modo o nell’altro, nel corso della loro carriera: c’è chi è migliorato tatticamente, come Maradona, chi nella tecnica (Di Stefano) e via discorrendo. Pelé no. Pelé era già “Pelè” a 16 anni come lo era a 20, a 25, o a 30. E questo fatto lo mette sopra ogni altro giocatore nella storia del calcio.
Pelé nel 1958.
Parlare del Pelé calciatore è come tentare di descrivere l’abilità di Mozart con il pianoforte, o di Van Gogh con il pennello: puro genio calcistico. Sebbene non abbia l’estro cristallino di Diego Armando Maradona, O Rey sembra nato per giocare a calcio: possiede una muscolatura impressionante, che gli consente accelerazioni improvvise, cambi di direzione, stacchi da terra eccezionali nonostante l’altezza. Il suo modo di giocare è quanto di più naturale ci possa essere. E’ capace di calciare con entrambi i piedi con la stessa, disarmante, facilità. Il suo tiro è estremamente potente e preciso. Ha un fiuto del goal straordinario, i suoi movimenti a smarcarsi sono sempre intelligenti e utili alla squadra, è fortissimo di testa, legge l’azione in maniera straordinari. Come accadde con grandi giocatori del calibro Maradona e Cruijff, Pelè in campo sembra muoversi in “anticipo” rispetto agli avversari e agli stessi compagni. Non ha punti deboli: è straordinario finalizzatore, assist-man, letale tanto in area di rigore quanto dalla distanza. Segna in ogni modo: destro, sinistro, rovesciate, sforbiciate, colpi di testa, calci di punizioni, rigori, tatticamente ha un’intelligenza sorprendente e in campo trova sempre la posizione giusta al momento giusto. Pelé è nato per il calcio.

Il Ruolo

La Perla Nera in azione.
Cominciamo con lo sfatare un mito: Pelè NON E’ UNA PRIMA PUNTA, un centravanti puro, o che dir si voglia. Il Brasiliano indossa la maglia numero 10 sulle spalle, che storicamente nel calcio sud-americano appartiene alla mezzapunta sinistra. 
Dal punto di vista tattico Pelè potrebbe, al giorno d’oggi, essere definito come seconda punta. Nel club, il Santos, infatti la prima punta, è il possente Coutinho, centravanti tanto vigoroso fisicamente quanto letale in area di rigore; in nazionale invece le prime punte che affiancano Pelé sono Vavà nel ’58 e Tostao (che però è un giocatore più completo della classica prima punta) nel 1970. A onor del vero, grazie alla straordinaria intelligenza tattica di cui è dotato, Pelé è in grado di giocare in qualunque ruolo sul fronte offensivo, anche come trequartista offensivo, come accadde nei mondiali messicani del 1970. Come solo i migliori sanno fare, è Pelé stesso a decidere la propria posizione in campo, e la riprova di questo è chiara in una partita giocata dalla nazionale verdeoro contro l’Uruguay, la squadra tatticamente più “Europea” del continente Sud Americano: O Rey, nel suo ruolo abituale  non riusciva a trovare spazi, continuamente ingabbiato dai ruvidi difensori uruguagi. La perla nera decise così di spostare il suo raggio d’azione, arretrando in campo addirittura dietro il regista, nel cuore del centrocampo! La sua mossa si rivelò azzeccata, ed egli contribuì alla vittoria finale in maniera decisiva.


Forte contro i deboli ?

Una delle accuse che i pochi – fortunatamente - detrattori del Brasiliano adoperano è quella di sminuire il giocatore affermando che i suoi grandi numeri in zona goal derivano dal fatto di incontrare per lo più difensori mediocri e squadre poco organizzate tatticamente.
E’ veramente così ? Pelé è stato grande solamente perché ha giocato in un campionato mediocre che ha esaltato le sue caratteristiche ?
La risposta è no. Un giorno il Santos di Pelé incontrò lo Stade de Reims di Kopa, squadra francese che era una delle migliori formazioni d'Europa all'epoca e venne travolta 3-0 dai Brasiliani. Pelé giocò una partita meravigliosa, ergendosi nettamente su compagni e avversari, dominando contro la difesa francese nella stessa identica misura in cui dominava contro le difese sudamericane.
Straordinario stacco di Pelé, che sovrasta Burgnich.
1970
Oltre a questo , alcuni osservatori definiscono la gara di ritorno dell'Intercontinentale del 1962 contro il grande Benfica (squadra più forte dell’epoca) a Lisbona la miglior prestazione di sempre del Brasiliano. Il Santos vinse 5-2. Pelé fece 3 gol e 2 assist. In tribuna a Lisbona sedevano Nereo Rocco e Gianni Brera. Rocco disse “ero venuto per visionare un centrocampista, ma vi dico che con questo Pelé non avrei bisogno di altri giocatori...un mostro terrificante...il peggior incubo che possa turbare i sogni di un allenatore avversario “. Il commento di Gianni Brera invece fu “ ci vogliono 5 Eusebio uno sopra l'altro per fare il Pelé visto a Lisbona  . 
Nel Mondiale Svedese del 1958, a solo 18 anni, Pelè fu protagonista indiscusso della competizione, segnando ben 6 goal di cui 2, decisivi, in finale contro i padroni di casa. Nelle Coppe Intercontinentali, che il Santos giocò contro le migliori squadre Europee dell’epoca, o Rey fu il terrore delle difese avversarie, siglando goal strepitosi e offrendo prestazioni perfette. Lo stesso accadde nelle partite che il Brasile giocò contro le squadre Europee. L’arcigno difensore Tarcisio Burgnich (marcatore del brasiliano) dopo la sconfitta Italiana contro il Brasile nel 1970, affermò “prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo.”
Questo per dare ulteriore conferma al fatto che Pelé era Pelé contro qualsiasi tipo di marcatura.

I Goal e altri numeri

Quanti goal ha segnato veramente Pelè ? 1000 ? 1200 ? 900 ?
Dal computo totale dei goal cominciamo con l’escludere le amichevoli, per ovvie ragioni.
Calcolando solo il campionato nazionale, Pelè ha giocato 496 partite segnando 504 goal (una media di 1 goal a partita, circa).
Nelle Coppa Nazionale Pelé ha segnato 30 goal in 33 presenze.
Nelle Coppe Internazionali (Intercontinentale) il brasiliano mise a segno 28 goal in 27 partite.
Nei Tornei Nazionali (Torneo Rio-San Paolo, per lo più) le presenze sono 110 e i goal 86.
Il Santos di Pelé. 1962
Se andiamo a sommare le presenze ed i goal in tutte queste competizioni, UFFICIALI, le presenze totali di Pelé sono 663, ed i suo goal 648 (media di 0.97 reti a partita).
Lo strabiliante calcolo degli oltre 1000 goal comprende, in realtà, le amichevoli (quindi partite NON OFFICIALI), la maggior parte delle quali giocate contro squadra di infimo livello.
Alcuni numeri strabilianti: Pelé fu cannoniere del campionato Paulista ben nove volte, 3 volte di una Coppa Nazionale (Taca Brasil), 1 volta del torneo Rio-Sao Paulo, 1 volta della Copa Libertadores, 1 volta della Copa America.
Il campionato più prolifico fu quello della stagione 1961: 27 le presenze, ben 47 i goal (quasi 2 a partita). Come numero di goal invece la stagione più prolifica fu quella del 1965, dove i goal furono ben 49.

Anche in nazionale i numeri del Brasiliano sono straordinari: 77 goal in 92 partite. E’ lui il miglior realizzatore di sempre della nazionale.

Infanzia e Gioventù

Pelè nacque nella città di Três Corações, in Brasile. Suo padre è l’ex giocatore del Fluminense Dondinho (al secolo João Ramos do Nascimento), sua madre è Maria Celeste Arantes.
Un giovanissimo Pelé, ai tempi del Bauru
In onore dell’inventore americano Thomas Alva Edison, Pelé viene chiamato Edson (senza la i, quindi), ma nel momento di stilare il certificato di nascita un errore di battitura riporta il suo nome come “Edison”, e non “Edson”. In brasile c’è una moda di dare soprannomi fin da piccoli, e il giovane Edson non ne è esente. Lo zio Jorge lo chiama “Dico”, nomignolo con cui ancor oggi Pelé è chiamato dai familiari più intimi. I compagni di squadra del Santos lo chiamano “Gasolina”, in onore di un cantante Brasiliano dell’epoca.
Il nome Pelé viene affibbiato a Edson ai tempi della scuola, per assonanza con il nome del portiere del Vasco de Gama “Bilè”. Edson, ancora oggi, non ama il nome Pelè. Dichiara egli stesso di aver addirittura picchiato dei compagni di classe per averlo chiamato così.
Pelé crebbe, in un ambiente estremamente povero, a Buru, nella regione di San Paolo. I primi soldi li guadagna lavorando come aiutante in negozi di tè. Fin dalla più tenera età il suo talento è innegabile, e i suoi primi allenatori gli consegnano di allenarsi il più possibile. Impossibilitato, per ragioni economiche, a comprare un vero Pallone, per anni Pelé si allena e gioca con un calzino riempito da giornali e tenuto chiuso da una cornicina. All’età di 15 anni, tuttavia, la sua vita cambia per sempre.


La Carriera, tra Santos e Nazionale

La carriera di Pelé è straordinaria sotto qualunque punto di vista: basti dire che prima e dopo di lui il Santos è stata una squadra “normale”. Pelé rese grande il Santos, non viceversa.
In 18 anni di onorata carriera “La Perla Nera” vinse 10 campionati Paulisti, 3 Tornei Interregionali, 5 Taca Brasil, 2 Copa Libertadores, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa dei Campioni Intercontinentali. Nei primi anni ’60 il Santos era sulla vetta del mondo.
Waldemar de Brito (estrema dx) allenatore delle giovanili dà istruzioni. Pelé,
seduto in basso, sorride.
Come in tutte le cose anche l’esordio in squadra di Edison fu precoce: a soli 15 anni un osservatore del Santos (Waldemar de Brito, ex giocatore ) osservò questo ragazzino fenomenale, al tempo nella squadra locale Bauru, e propose direttamente al presidente di tesserarlo immediatamente, spendendo per lui incredibile parole di elogio. Il primo anno Pelé lo giocò nelle giovanili del Santos, segnando, sembra, quasi 100 goal in circa 30 partite: una media di oltre 3 a partita. A 16 anni, un anno dopo, Pelé firma il suo primo contratto professionistico ed esordisce in prima squadra diventando, in pochissimo tempo, titolare. All’età di 16 anni divenne il capocannoniere del Campionato Paulista. La carriera di O Rey subisce un’improvvisa accelerata quando, solo dieci mesi dopo aver firmato il suo primo contratto, viene convocato in nazionale.
Il primo mondiale di Pelé, a 18 anni, lo vede subito grande protagonista. Osannato da stampa e compagni di squadra Pelé è il primo attaccante, insieme a Vava, nelle gerarchie dell’allenatore, ma improbabili teorie “razziste” spingono lui e Garrincha incredibilmente fuori dalla squadra per le prime partite.
Pelé e Zito festeggiano la vittoria mondiale del '58
La partita di esordio del fenomeno avviene contro il Galles, squadra quadrata e aggressiva. E’ Pelé a condurre alla vittoria la squadra con un goal decisivo, facendo ammattire la difesa avversaria con serpentine e grandi giocate. Se quello contro il Galles fu “solo” un lampo, nella partita contro la Francia Pelé si scatena. Il risultato finale sarà di 5-2 per i verdeoro, con il giovanissimo Pelé autore di una tripletta straordinaria, oltre un assist decisivo e grandi giocate. Il mondo comincia a mettere gli occhi su questo ragazzo, e i primi osservatori iniziano a segnarsi il suo nome sul loro taccuino.
Superata la semifinale, la finale si giocherà il 29 Giugno 1958 contro i temibili Svedesi, che inoltre giocano in casa sostenuti dal loro pubblico. La Svezia di quegli anni è una squadra fortissima, con  grandi giocatori del calibro di Bergmark, Liedholm, Gren, Hamrin, Simonsson e l’estroso Skoglund. Poco prima della partita i giocatori Brasiliani sono rinchiusi nello spogliatoio, tentando di concentrazione. Alcuni piangono dalla tensione, altri sono seduti in un angolino a fissare il vuoto, altri ancora, come l’esperto Nilton Santos, camminano su e giù per lo spogliatoio per stemperare la tensione. Pelé no. Egli, sdraiato su una panca, dorme beato . I compagni sono increduli: come può un ragazzino appena 18enne, al suo esordio mondiale, dormire e mezz’ora dall’inizio di una finale di quella importanza ? Nessuno riesce a capacitarsene.
La finale il Brasile la gioca a viso aperto, come d’altronde è sempre abituato a fare. Ancora una volta Pelé mostra di che pasta è fatto: nell’arco dei 90 minuti il giovane Edson si erge nettamente su compagni e avversari, segnando due goal meravigliosi, servendo un assist decisivo e giocando una delle migliori partite della sua carriera. Il Brasile è campione del mondo, e il merito è in gran parte di quel 18enne dalla muscolatura felina e dal senso del goal degno di un fuoriclasse navigato. Alla fine dei mondiali Pelé avrà segnato ben 6 goal, di cui almeno 4 di splendida fattura.
Pelé con l'amico e compagno in nazionale Garrincha
Dopo i mondiali, tornato nel Santos, la carriera di Pelé continua. Insieme ai compagni Zito, Coutinho e Gilmar (su tutti) il Santos diventa la squadra da battere, e Pelé è la sua stella più lucente.
Nel maggio del ’62, poco prima dei mondiali, le più grande squadre dell’epoca (Real Madrid; Internazionale; Juventus, Manchester United) tentano in ogni modo di strappare Pelé al Santos, ma si devono tirare indietro quando la stella del Santos viene dichiarata “Patrimonio Nazionale” e gli viene, di fatto, impedito di trasferirsi all’estero.
Nel 1962, sebbene appena 23 enne, Pelé è già una stella nel panorama calcistico mondiale , e come tale riceve un trattamento “particolare” dai difensori avversari. Il Brasile comincia alla grande, ma già nelle prima partita la perla nera viene sistematicamente falciato dai difensori avversari. Alla seconda partita, contro la Cecoslovacchia, Pelé è costretto ad uscire per un brutto infortunio, senza mai poter rientrare. Il Brasile, complice un Garrincha straordinario ed autentico trascinatore, vincerà comunque il suo Mondiale, dimostrando alle malelingue che è tutt’altro che Pelé-dipendente.
Due anni dopo il trionfante mondiale, nel 1964,  accade un fatto curioso: Pelé rischia per la prima volta di perdere il titolo di capocannoniere, che ha vinto tutti gli anni dal 1958. L’ultima partita il Santos la gioca contro il Botafogo de Ribeirão Preto. Pelé segnerà 8 degli undici goal totali, riconquistando con i denti il titolo di capocannoniere. L’allenatore del Botafogo, Osvaldo Brandao, viene licenziato immediatamente dopo la sonora sconfitta, per venire, dopo poche settimane, assunte dal forte Corinthians. Il debutto con il suo nuovo club avviene, curiosamente, proprio contro il Santos di Pelé, che segnerà 4 goal agli avversari. Una maledizione.

Pelé sigla il goal di apertura contro l'Italia. 1970.
Nel 1966 le cose non vanno benissimo per il fenomeno brasiliano : il mondiale Inglese fu caratterizzato da un gioco durissimo, e la stella verdeoro fu uno dei giocatori a farne le spese. Un rude, per usare un eufemismo, intervento del difensore bulgaro Zekov costrinse Pelé ad uscire anzitempo. Questa volta l’infortunio fu meno grave del previsto, tanto che egli decise coraggiosamente di rientrare già alla terza gara del girone contro il forte Portogallo di Eusebio. Nella partita contro il Portogallo l’allenatore lusitano costruisce un autentica gabbia di giocatori attorno a Pelè, con un solo obiettivo: fargli male. Dopo pochi minuti un gioco un intervento scomposto di un difensore Portoghese mette nuovamente ko Pelé, che è  un'altra volta costretto a saltare il resto della competizione mondiale. I portoghesi vinsero 3-1, eliminando di fatto il Brasile dal torneo.
Nei mondiali messicani del 1970 Pelé, ormai 31enne, è nuovamente protagonista. Nel Brasile più forte (e spettacolare) di sempre ora Pelé non è più seconda punta come nelle precedenti edizione, ma gioca come trequartista offensiva alle spalle di Tostao, dimostrando grande intelligenza tattica. Il Brasile vincerà anche questo mondiale, e La Perla Nera sarà uno dei migliori insieme a Jairzinho, cannoniere, e Tostao. Nel 1974 O Rey deciderà si spendere gli ultimi anni della carriera nei Cosmos di New York, squadra Americana. Nonostante i 37 anni, in 2 anni il fenomeno segnerà 31 goal in 50 partite ufficiali.


La fama

Tra la metà degli anni 60’ e i primi anni ’70 il nome di Pelé è sulla bocca di tutti, e il Brasiliano, sebbene ancora in attività, viene giudicato all’unanimità come il più forte giocatore di sempre. Per comprendere la sua fama basti citare l’episodio, assai singolare, accaduto in Congo nel 1969: in quegli anni una sanguinosa guerra civile spacca il paese in due. Durante un tour Africano del Santos, tuttavia, l’intero paese si fermò e si riunì per poter ammirare l’atleta Brasiliano in azione allo stadio. Nel corso della sua straordinaria carriera, ma soprattutto dopo, Pelé ricevette prestigiosi riconoscimenti in giro per il mondo: fu uno dei pochissimi giocatori a ricevere la prestigiosa nomina di Cavaliere Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico”.

Alla fine degli anni ’90 diverse organizzazioni (IFFHS, L’Equipe, France Football, FIFA, CIO, Reuters) riconobbero a Pelé il prestigioso status di “Atleta del Secolo”, consacrandolo – di fatto – come miglior giocatore della storia del Calcio.





Alcune foto sono prese dal sito GettyImages. Alcuni stralci dell’articolo sono opera degli utenti Marco Bode ed Epico di forum-calcio.
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