17:32:00 Pubblicato da Tiziano C.

METODO VS. SISTEMA


Il Metodo e il Sistema sono le prime “vere” tattiche che si vedono su un campo di calcio, dopo la pionieristica “piramide di Cambridge”, tanto in voga in Inghilterra tra la fine dell’800 e i primi del ‘900.
Con l’avvento del Metodo e del Sistema i giocatori, oltre ad avere una posizione fissa in campo, hanno anche dei compiti specifici, con il fine ultimo di garantire equilibrio nelle due fasi alla squadra. La nascita di queste due tattiche, avvenuta stranamente in contemporanea, ha un inizio ben preciso. Nel 1926, infatti, venne completamente stravolta la regola del fuorigioco: l numero di giocatori che tenevano in gioco un attaccante passò da tre a due. Di conseguenza, si resenecessario anche un cambiamento per attuarsi al nuovo regolamento.
Gli inventori del metodo sono due: l’Italiano Vittorio Pozzo e l’Austriaco Hugo Meisl, allenatore del Wunderteam austriaco. Essendo un gioco meno spettacolare e più difensivo, Pozzo ritenne il metodo la tattica perfetta per le corde dei giocatori italiane. La caratteristica principale del metodo era (...)




...la solidità difensiva e uno stile di gioco concreto ed opportunista, caratteristiche che ben si adattano alla nostra mentalità. Le squadre che giocano il metodo non sono spettacolari né belle da vedere, non è questo che vuole Pozzo, ma sicuramente sono più solide e concrete sotto rete. Il loro stile di gioco impone, al contrario del più elegante “sistema”, lanci lunghi dal centrocampo per le ali e capovolgimenti di fronte repentini. Il Metodo raggiunge il suo a apice nei mondiali del ’34 e ’38, mondiali vinti dall’Italia mostrando un gioco incredibilmente efficace. In questa disamina desidero approfondire l'aspetto tecnico-tattico dei due metodi, più che sfidarli. Ecco un analisi, ruolo per ruolo, dei giocatori del metodo.

Gli undici giocatori del metodo sono così disposti e hanno i seguenti compiti:


Il Metodo
terzini metodisti sono i due punti bassi della seconda W (ricordiamo che entrambi i moduli vanno sempre visti dall'alto). Sono liberi da compiti di marcatura, in sostanza rappresentano l'antesignano del battitore libero. Il compito dei terzini metodisti è quello di presidiare l'area di rigore, intervenire in seconda battuta quando i marcatori davanti a loro steccano, proteggere le spalle del portiere. Lasciamo qui perdere le successive distinzioni tra terzino volante e terzino di posizione.

Davanti a loro agiscono il centromediano metodista (raffigurato come il punto centrale della seconda W), e i due mediani laterali che sono i punti esterni della seconda W. 

Il centromediano metodista è un ruolo cardine, in quanto ha la funzione di marcatore del centravanti avversario e contemporaneamente è il primo regista della squadra, e deve quindi servire l'attacco in fase di possesso palla con lanci al millimetro e aperture lungo le fasce. Si capisce dunque che un grande centromediano metodista deve possedere qualità difensive, tecniche, dinamiche e di visione del gioco in considerevole quantità. Un grande centromediano metodista non è giocatore da poco, anzi. 

I due mediani metodisti hanno il compito di controllare le ali avversarie. Una specie di terzini in un moderno 4-4-2.

Il centrocampo nel Metodo non esiste, o meglio non esiste come settore dominante, in quanto le funzioni del reparto vengono in parte surrogate dal centromediano e dai due mediani laterali (come visto) e in parte dalle mezzali metodiste, che nel disegno costituiscono i punti bassi della prima W.

Le mezzali metodiste sono libere da marcature ad personam. Devono servire il centravanti e le ali ed essere al contempo pericolosi e puntuali in zona gol. Devono possedere mezzi tecnici e dinamici fuori dal comune, in quanto costituiscono l'asse portante della manovra offensiva. A loro è chiesto il compito di inventare e segnare a getto continuo in attacco.

Le due ali sono i punti laterali del tridente della prima W. Devono attendere di norma il lancio del centromediano metodista o l'assist illuminante delle mezzali, quindi tentare di superare il proprio marcatore (che è il mediano laterale avversario), andare sul fondo e crossare per il centravanti; oppure anche accentrarsi per assistere l'inserimento in zona gol delle mezzali e provare a concludere anch'esse a rete personalmente. Tenendo sempre d'occhio i terzini metodisti che, essendo liberi da compiti di marcatura diretta, possono intervenire e contrastarli in seconda battuta.

Il centravanti è il terminale ultimo della manovra. Il ruolo presuppone le più svariate tipologie di centravanti, che dunque può essere potente, rapace, elegante, tecnico, manovriero, votato solo alla finalizzazione... Sfrutta gli assist delle mezzali, i cross delle ali. Affronta direttamente il centromediano metodista, suo marcatore diretto, e se la vede in seconda battuta con i due terzini metodisti. 



Il sistema


Herbert Chapman
Il sistema, pur nascendo in contemporanea al metodo, rappresenta il suo opposto. Il fondatore di tale tattica è l’allenatore inglese Herbert Chapman (non è un caso che in Inghilterra tale tattica fosse note con il nome di Chapman system), che raggiunse gloria e fama con l’Arsenal negli anni 30. Il sistema è una tattica “nobile”: nella terra d’albione è chiamato “carpet football”, calcio sul tappeto, per indicare un tipo di gioco fondato su un insistente ricerca di possesso di palla, di fitte trame di gioco, di gioco palla a terra fatto di tocchi morbidi e brevi. Un gioco del genere, per rendere al meglio, necessita di giocatori dotati di buona tecnica e visione di gioco. Il centrocampo, al contrario del metodo, diventa il cuore della squadra: è a centrocampo che nasce il gioco, partorito dai piedi dei centrocampisti, e non più dalle mezzali offensive del metodo. In Italia fu il Grande Torino a proporre una versione anche più muscolare ed efficace del Sistema.

Ecco invece la disposizione tattica del Sistema nonché i compiti di ogni giocatore:

I due terzini sistemisti, che nel Metodo erano appunto in mezzo liberi da compiti di marcatura, vengono portati ai lati, nei punti bassi ed esterni della M. E a loro si chiede ora di marcare le ali (compito che nel Metodo spettava ai mediani laterali). Un terzino sistemista vede davanti a sè la corsia laterale libera da compagni e quindi, se particolarmente dotato sul piano della corsa, della tecnica e dell'intelligenza, è in grado di avventurarsi lungo tutta la fascia quando la sua squadra è in fase di possesso palla, ed arrivare anche sul fondo in attacco per scodellare invitanti cross (sostituendosi quindi all'ala classica). Quando però la squadra avversaria riconquista il possesso palla, il terzino sistemista deve essere pronto a rientrare in difesa e marcare l'ala. Il terzino sistemista è in pratica il cosiddetto terzino fluidificante.

Il centromediano sistemista viene arretrato nel cuore dell'area (raffigura il punto basso della M), ultimo baluardo davanti al portiere. Mantiene il compito di marcare il centravanti avversario, e se è il caso deve farlo in modo ancora più spietato del centromediano metodista in quanto alle sue spalle non vi sono più i due terzini metodisti pronti ad intervenire in seconda battuta. Il centromediano sistemista deve però assolvere solamente questo compito. Le funzioni di rilancio, le qualità tecniche e di visione del gioco a 360 gradi passano in altri ruoli che ora andremo ad analizzare.

I due mediani laterali vengono accentrati alle spalle delle mezzali e formano i due punti più alti della M. Insieme con le mezzali, che come detto sono davanti a loro in linea d'aria, costituiscono un quadrilatero. E' la nascita del centrocampo come reparto più importante e dominante del gioco. Ai mediani sistemisti si chiede di marcare le mezzali avversarie, ma anche se possibile di dare un aiuto atletico in fase di costruzione del gioco.

Le mezzali sistemiste restano i punti più bassi della W. Ma il loro raggio d'azione viene arretrato, in quanto:
A) a differenza delle mezzali metodiste sono marcate a uomo dai due mediani sistemisti avversari
B) devono assolovere il grosso del compito che prima spettava al centromediano metodista, cioè quello di rilanciare l'azione, dare manforte alla difesa, diventare i registi non solamente della fase d'attacco (come prima capitava alle mezzali metodiste) ma dell'intera manovra. In più, alla mezzala sistemista viene chiesto, nei limiti del possibile, di svolgere pure i compiti delle mezzali metodiste, quindi rifinire il gioco in attacco, servendo il centravanti e le ali, ed inserirsi con efficacia in zona gol. Dovendo però sobbarcarsi anche la mole di lavoro del centromediano metodista, e arretrando di qualche metro la propria posizione per formare il quadrilatero di centrocampo con i due mediani sistemisti, chiaramente la mezzala sistemista risulterà in fase offensiva un po' meno presente, un po' meno brillante e prolifica in termini di reti di una mezzala metodista. Come già nel Metodo può esistere la mezzala più dotata sul piano tecnico (e si chiamerà mezzala di regia) e la mezzala più dedita ad un lavoro oscuro e di raccordo (mezzala di spola).

Non variano i compiti prettamente tecnici e le caratteristiche delle ali e del centravanti nel Sistema rispetto al Metodo.

I protagonisti (anteguerra e primi anni del dopoguerra)

Luis Monti
Entrambe le tattiche hanno visto susseguirsi grandi campioni, che hanno saputo interpretare con maestria ed efficacia i diversi ruoli. Uno dei più grandi centromediani metodisti d’Europa fu l’oriundo Luis Monti, giocatore dal fisico prorompente e dalla grande visione di giuoco. Monti, che fu colonna del centrocampo azzurro del 34 era un abilissimo marcatore, aiutato anche da un fisico d'acciaio, ma allo stesso il primo playmaker della squadra, possedendo più che buona visione di gioco e piede incredibilmente educati. Un ottimo centromediano sistemista fu il grande Obdulio Varela, capitano dell'Uruguay campione del mondo 1950. 
Jose Leandro Andrade
I migliori terzini metodisti furono, con tutta probabilità, la coppia proposta da pozzo ai mondiali del ’38: Rava/Foni. Indimenticabile anche il torinese Virgilio Maroso, vero e proprio campione. Un altro grande terzino metodista fu l’uruguagio José Nasazzi, capitano dell'Uruguay nel 1930 . Anche la scuola sud-americana ha prodotto grandi interpreti di questo ruolo: un gran mediano fu José Leandro Andrade, la maravilla negra, mediano destro dell’Uruguay primo campione mondiale nel 1930. Giocatore atipico per il suo ruolo, rappresenta probabilmente il più grande esempio di mediano dell’epoca. Andrade è un’atleta straordinario ed elegante: giocatore assai rapido, muscolarmente impressionante, ama spingere sulla fascia facendo valere le sue doti; la sua tecnica è incredibile per il ruolo che occupa, così come la sua visione di gioco. E’ probabilmente uno dei migliori mediani in assoluto dell’anteguerra. Le più grande mezzali prodotte dal metodo furono, con tutta probabilità, gli Italiani Giuseppe Meazza e Valentino Mazzola. Sempre il nostro calcio mette in mostra grande ali (su tutte il violinista Mumo Orsi) e grandi centro-attacchi (Schiavio e Piola). Altri grandi interpreti del ruolo di centro-attacco furono il campione brasiliano Leonidas e Matthias Sindelar (capitano del Wunderteam di Meisl). Ci sono tanti, tantissimi,altri nomi che ho volutamente tralasciato, e che prenderò in considerazione in futuri approfondimenti.


Il cappello introduttivo e i protagonisti sono opera del sottoscritto; l'approfondimento ruolo per ruolo di entrambe le tattiche sono opera dell'Utente Marco Bode (forum-calcio).

You can leave a response, or trackback from your own site.

0 Response to " "

Posta un commento

SportsMemorabilia - a one-stop shop for sports memorabilia fans!