08:57:00 Pubblicato da Tiziano C.
Eroi del calcio: Matthias Sindelar – Il Cartavelina




Quella di Matthias Sindelar è una storia unica. E’ la storia di un uomo e di un’atleta che – pur consapevole dei rischi – si oppose a qualcosa più grande di lui. E’ la storia di una persona che sfidò la morte pur di non tradire i principi ai quali fermamente credeva....













“Dicono che la sua modestia fosse altrettanto leggendaria della sua abilità. Patrimonio dei Grandi"





Ràul Woscoff – Centro Raoul Wallemberg

Matthias Sindelar nacque il 10 Febbraio 1903 nella moderna Slovacchia. La sua infanzia non è di certo facile: la sua famiglia è di origini ebraiche, e il piccolo Matthias perde il papà a 11 anni, durante la Grande Guerra. E’ la mamma a mantenere l’intera famiglia, gestendo praticamente da sola una lavanderia nel ghetto. Da piccolino Matthias si trasferisce a Vienna, in Austria, dove comincia a prendere a calci il pallone, e a dare spettacolo nella “Città dei Musicisti”. Il ragazzino ha un grande talento, e ben presto una squadra, l’Hertha, lo nota. 
Dopo neanche un anno il giovane passa subito passa all’FK Austria, società calcistica più importante di Vienna.
Con l’inizio di una  carriera professionistica cominciano anche i primi guadagni: Sindelar generosamente spedisce gran parte dei soldi guadagnati alla famiglia, per sé tiene solo il necessario per vivere alla giornata.
Sindelar in azione
La sua carriera in nazionale è straordinaria: esordisce a 23 anni con una grande prestazione, e in ben presto diventa il giocatore simbolo anche per la nazionale austriaca. E’ lui il cuore e i piedi del grande Wunderteam, la grande squadra “delle meraviglie” Austriaca che fece tanto parlare di sé negli anni 20 e 30 sotto la guida del grande Hugo Meisl. Il ruolino di marcia con la Nazionale è impressionante: in due anni, dal 1931 al 1933 gioca 16 partite, vincendone ben 12, segnando oltre 63 reti e mostrando un gioco spettacolare e incisivo.

La partita contro la Germania.
Dal punto di vista tecnico-tattico Sindelar è un centro-attacco magnifico . Sopperisce agli scarsi mezzi fisici (il soprannome Carta Velina non è casuale) con una tecnica e un tocco di palla straordinario. Muove la sfera con la suola delle scarpa, scherzando gli avversari e saltandoli come fossero birilli. La sua visione di gioco è degna del miglior trequartista moderno: è un abile playmaker, e sotto porta non sbaglia quasi mai. In un epoca nella quale il centro-attacco non era che una “boa” che transitava in area in attesa di pallone giocabili, Sindelar invece porta una ventata di novità…ama muoversi su tutto il fronte offensivo, creando spazi utili per i compagni di squadra e per se stesso. E’anche letale sui calci da fermo. In campo è un leader silenzioso ma grintoso; segna spesso goal decisivi e nelle partite importanti su di lui si può sempre contare. I suoi ex-compagni lo ricordano come un calciatore, ma soprattutto un uomo, molto umile, e la sua attitudine personale si riflette sul suo modo di giocare.

Il mondiale del 1934, vinto dall’Italia di Pozzo, consacra definitivamente Sindelar, definito “Papierenkarten (Carta Velina)”, e il “Mozart del calcio”, per via della straordinaria eleganza e classe con la quale accarezza il pallone. Insieme all' Ungherese Sarosi, allo spagnolo Zamora e all’Italiano Meazza è lui uno dei fuoriclasse più amati e conosciuti nell' Europa dell’anteguerra. Non è però tutto oro quel luccica: gli anni in cui Sindelar dà il meglio di sé sono anche gli anni del nazismo e di Adolf Hitler. Con l’annessione all’Austria (Anschluss) alla Germania, avvenuta nel marzo del ’38, le cose subiscono un brusco cambiamento. Per la prima volta ora la nascente nazionale neo-Tedesca include anche i migliori giocatori austriaci tra le proprie fila. La loro non è, tuttavia, una “normale” convocazione, quanto una sorta di “richiesta ufficiale” governativa. Non si può dire di no ad Hitler. Nel frattempo alcuni dirigenti ebrei dell’Austria Vienna vengono rimossi dai loro incarichi e spediti nei campi di lavoro in Polonia o nell’Est Europa.

Il Wunderteam Austriaco
Nell’ultima partita della Nazionale Austriaca, da giocarsi contro la Grande Germania, Sindelar mostra tutto il suo repertorio: finte, contro finte, giocate straordinarie, assist…ed ha anche il merito di segnare il decisivo 2-1. Alla fine della partita i giocatori austriaci sono chiamati a salutare le autorità tedesche in tribuna. Sindelar, insieme al compagno Karl Sesta, si rifiuta di farlo. Questa sarà l’ultima partita di Cartavelina con la nazionale Austriaca. Molti suoi compagni di origine ebraiche decideranno di unirsi alla nascente nazionale Germanica, altri invece fuggiranno dal paese.

Il 23 Gennaio 1939, a soli 35 anni, Matthias verrà trovato morto in circostanza misteriose. Accanto al suo cadavere la polizia trova una giovane ebrea italiana in fin di vita: tale Camilla Castagnola. La ragazza morirà dopo pochi giorni. Le Notizie Ufficiali riguardanti la morte del campione austriaco parlano di suicidio dovuto ad “avvelenamento di monossido di carbonio”, ma i ben informati parlano di omicidio della polizia segreta, la Gestapo. Come sia andata veramente nessuno lo sa; di certo il comportamento di Sindelar contro il regime nazista aveva provocato grossi malumori tra le alte sfere naziste. Resta comunque il ricordo di un grande campione che, armandosi di coraggio e umiltà, ha dovuto affrontare una partita che non poteva vincere. Forse l'unica.


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1 Response to " "

  1. Anonimo Said,

    Una storia bella quanto triste...

    Posted on 20 settembre 2010 19:50

     

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